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Daniela Giordano

nel ruolo di Anita

Quando mi ha chiamato Gianluca Tavarelli pensavo d'essere completamente fuori parte per il personaggio della madre, oltretutto con dei colleghi non tanto più giovani di me ad interpretare i miei figli. Tavarelli invece ne era convintissimo e sottolineava l'esperienza fatta con lui nel ruolo di Rita Borsellino. Quando ho letto la sceneggiatura mi sono innamorata pazzamente del personaggio. Io ho una figlia di 12 anni e un giorno ho avuto un'illuminazione: in realtà per le madri i figli non crescono mai, sono come se avessero sempre 3 anni! Di conseguenza mi sono completamente rilassata e mi sono affidata a Tavarelli.

Una sceneggiatura stupenda in cui tutto era stato talmente pensato. C'era un tale amore per i personaggi, la scelta delle parole, le pause e i punti. Raccontare l'oggi è assai difficile, c'è una tale confusione. Petraglia, Rulli e Tavarelli sono riusciti a raccontare lo smarrimento della società rappresentato da quel "villaggio fantasma" che è la famiglia Giordani del film. Quando qualcosa s'incrina, ci cade tutto addosso. Siamo stati educati all'illusione di vivere dentro una pubblicità del Mulino Bianco. All'inizio sembra una famiglia perfetta, si sfascia però al momento della perdita d'un figlio. Meravigliosa l'identità tra la madre e la casa. Quando quell'identità svanisce, lei se ne va via e la casa si svuota. Si svuota di quella tipologia di famiglia basata essenzialmente sulla consuetudine.

Un po' alla volta ne uscirà fuori una tipologia del tutto nuova, un microcosmo del tutto diverso rispetto al modello che ci vogliono continuamente propagandare. Ci viene imposta l'ossessione dei consumi, delle cose, tipo il telefonino, cose che non restano cioè. Ciò che resta è tutto fuorché le cose. La nostra realtà oggi è multietnica e multiculturale, oltre che multisessuale. "Le cose che restano" lo racconta benissimo. Con Ennio Fantastichini avevo lavorato altre volte, tra l'altro in "Paolo Borsellino" di Tavarelli. E i bravissimi attori che interpretano i figli devo dire che li ho vissuti tutti quanti proprio come se fossero i figli miei.

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