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Direttore della fotografia

Roberto Forza

Quando mi hanno proposto "Le cose che restano" la mia memoria è corsa immediatamente a "La meglio gioventù" che avevo fatto con gli stessi scrittori e lo stesso produttore. La regia di Gianluca Maria Tavarelli ha una continuità con la regia di Marco Tullio Giordana. Gianluca riesce a scavare in profondità negli attori in modo esemplare. Una regia apparentemente molto semplice ma in realtà assai curata e ricercata. Nei confronti della fotografia è un regista quanto mai esigente e competente.

Il film si compone di diversi "blocchi". Quello girato nella casa della famiglia Giordani, altri in Sicilia e in Jugoslavia, quindi bisognava uniformare il tutto. Lo stile di Gianluca è sempre cinematografico sia che si giri un film o una fiction. Con Tavarelli avevo fatto "Liberi", "Paolo Borsellino", "Maria Montessori", "Non prendere impegni stasera". Per "Le cose che restano" era difficile rendere il look del presente. Per rappresentare il passato ci sono tre o quattro stili obbligati tra cui scegliere, mentre il presente ci sfugge perché non è più fatto da immagini cinematografiche. I miei figli mi parlano solo di You Tube, ed è quella l’immagine di oggi, uno schermetto piccolo, sgranato, ove tutto succede veramente, tutto è reale. Per un direttore della fotografia è difficile riferirsi a un’immagine così scadente dal punto di vista tecnico, però dal punto di vista comunicativo è molto forte. Per "Le cose che restano" ho mirato all’essenziale cercando immagini molto semplici, realistiche, atmosfere non cariche di colore. Il film si apre con un tragico incidente ripreso in modo realistico. Per la sequenza dello sbarco dei clandestini ho usato uno stile da telegiornale grazie alle potenti fotoelettriche della polizia.

In postproduzione ho cercato di ottenere un tono di colore che permettesse di allontanarsi dalla fiction classica. Senza troppa presunzione ho cercato di creare un’immagine fruibile da qualsiasi tipo di pubblico ma che attirasse per l’eleganza e l’immediatezza. Come "La meglio gioventù" anche "Le cose che restano" l’abbiamo girato con pellicola Super 16mm, un formato che è rimasto abbastanza fermo negli anni. Le lenti però sono decisamente migliorate. Il mercato ha deciso che il digitale sarà l’immagine del futuro, e così sarà. Ma la pellicola ti dà una tridimensionalità e un fascino emotivo che il digitale non riuscirà mai a ottenere. In sala "Le cose che restano" è stato proiettato in HD, un formato che restituisce perfettamente l’immagine della pellicola.

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