RaiUno_logo

In evidenza

Ennio Fantastichini

nel ruolo di Pietro

Avevo fatto una "Piovra" scritta da Petraglia e Rulli, li stimo moltissimo da un sacco di anni. Non avevo mai lavorato con Angelo Barbagallo, un produttore che ha un percorso molto particolare in Italia. Tra l'altro, avevo assistito alla "maratona" de "La meglio gioventù" all'Auditorium e m'era piaciuto moltissimo. Quando ho letto la sceneggiatura de "Le cose che restano" sono rimasto entusiasta, mi sembrava un progetto molto contemporaneo. La crisi della famiglia, con quel personaggio bellissimo d'immigrata clandestina che diventa una specie di madre alternativa. Io ho un figlio di 14 anni e mi veniva offerto il personaggio d'un padre che ha un rapporto conflittuale con i figli. Un racconto epocale che attraversa tutta la nostra società con le sue spinte razziste e omofobe. Pietro, il mio personaggio, è molto presente nella prima e nella quarta parte. Paradossalmente, alla fine tornando a casa Pietro rimette le cose a posto, riesce a riguadagnare una specie di miracoloso equilibrio, contrariamente a quanto ci accade di solito nella vita.

Sono altamente affascinato da progetti pedagogici per la televisione come "Le cose che restano". Ho una visione molto rosselliniana della tv, credo che dovrebbe educare le masse ad aumentare la qualità della propria coscienza civile, a combattere l'intolleranza, a promuovere l’integrazione, l'armonia. La ricchezza sta nella diversità culturale non nella somiglianza. Una storia come quella che racconta Le cose che restano è certamente accaduta o potrà accadere nella realtà.

Per la prima volta nella mia vita di attore, sempre insofferente rispetto a battute mal scritte o imprecise, nei dialoghi di questo film non ho trovato né una cosa di più né una di meno. Semplicemente perfetti. Il set de "Le cose che restano" era pervaso da una grande emozione, un'attenzione positiva, una concentrazione che purtroppo vedo scomparire nelle produzioni televisive. Era un vero piacere lavorare con attori che conosco e che stimo, tutti quanti coinvolti con la stessa emotività e la stessa intensità. Le 'cose che restano' per me sono la voglia di capire, di accogliere gli altri, al di là delle loro appartenenze religiose o etniche, i valori base della democrazia. È un film che dovrebbe far riflettere un paese un po’ allo sbando sotto il profilo etico.

Rai.it

Siti Rai online: 847