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Claudio Santamaria

nel ruolo di Andrea

Anni fa avevo preso parte alla miniserie "La vita che verrà" diretta da Pasquale Pozzessere, primo episodio di questo vasto trittico televisivo scritto da Rulli e Petraglia. Interpretavo un ragazzo che lavora nella tipografia acquistata dal personaggio di Stefano Dionisi. Ne "Le cose che restano" il mio è un personaggio solare che dovrebbe portare un po' di leggerezza nella famiglia Giordani. Ma anche lui vive dei momenti molto bui. Non vuole mettere radici. Fa un lavoro che lo porta sempre in giro e che riguarda il controllo dell'immigrazione. Un tema quanto mai attuale, che ci permette di penetrare nell'esperienza umana di un’immigrata. Persone che scappano dai loro paesi per trovare una vita migliore.

Andrea
è un omosessuale, che ho interpretato senza il bisogno di caratterizzazioni macchiettistiche da gay. Di solito si tende sempre a ridicolizzare un'omosessualità che ancora non si riesce ad accettare.

Il set di Tavarelli era molto armonioso, un'atmosfera da ottimo cinema. È un regista che cura molto la recitazione e ha scelto attori fantastici, con alcuni dei quali avevo già avuto la fortuna di lavorare. Tavarelli ci ha dato la possibilità di recitare con gli sguardi, con i silenzi in una tv che come sappiamo è dominata da i dialoghi a raffica.

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