In evidenza

Lorenzo Balducci

nel ruolo di Nino

Ai due provini mi sono affidato al mio istinto perché consideravo Nino molto simile a me per certi aspetti della sua personalità. Mi affascinava la sua inquietudine, il contrasto tra i suoi pensieri e le sue azioni. Tavarelli mi ha scelto dandomi un'opportunità semplicemente straordinaria: vivere cinque mesi sul set con dei professionisti da cui ho imparato molto. Mi sentivo il più giovane membro della famiglia e artisticamente il più inesperto.

La vicenda è talmente complessa che ho cercato di dividere in settori i vari rapporti che Nino ha con ciascuno dei personaggi dei quattro episodi. L'ambito familiare, l'ambito sentimentale, gli amici, e poi c'è Nino da solo con il suo carattere. Apparentemente si può pensare che Nino sia un ribelle contro la famiglia, contro le istituzioni, che debba dire sempre il contrario di ciò che dicono gli altri. Ci si rende conto però via via che Nino ha fatto suo il concetto di famiglia e lo porta con sè anche quand'è lontano da suo padre e da sua madre. Nino ce l'ha col padre perché ha un'amante, ma poi è lui stesso ad avere una relazione con la moglie del suo professore. Mi piace che la sua evoluzione venga raccontata senza ipocrisie. Nino commette tanti errori. Non ha paura di vivere la propria vita, quindi mettendosi continuamente in gioco si trova a vivere in contesti più grandi di lui. Spesso l'ingenuità, la passione anziché la razionalità lo spingono a dire la sua e a sbagliare.

Ho cercato di fare in modo che Nino non rappresentasse un'intera generazione, ma soltanto se stesso, una persona che vive oggi, in un contesto ben diverso rispetto a quello raccontato da "La meglio gioventù". Nino non è un superficiale, può essere egoista, arrogante a volte, ma è curioso della vita, tenta di analizzarsi attraverso gli eventi che gli accadono. Ho apprezzato molto il modo in cui Le cose che restano affronta temi come l'omosessualità, il razzismo, l'Italia attuale, senza quel filtro che rende spesso i prodotti italiani così patinati, "educati". La televisione in particolare tende a viziare il pubblico. Credo invece che il pubblico debba essere scosso e indotto a riflettere. Un pubblico intelligente riconosce l'onestà d'un regista, d'un autore, d'un attore, che raccontano una storia in maniera non filtrata. Per me 'le cose che restano' sono da una parte il dolore iniziale per la perdita del fratello, e dall'altra la speranza, la forza di andare avanti malgrado tutto. Senza questa forza non si potrebbe neppure raccontare una storia del genere.

Rai.it

Siti Rai online: 847